-
-
2.428 m
1.395 m
0
2,8
5,5
11,0 km

Vista 169 veces, descargada 8 veces

cerca de Stretti, Friuli Venezia Giulia (Italia)

Lasciato l’automezzo, si imbocca la pista di destra che interseca poco più in alto la strada che unisce le malghe del Montasio (segnavia CAI n.622). Al successivo bivio ci si tiene a sinistra raggiungendo in breve il rifugio Giacomo Di Brazzà (m 1660), autentico crocevia e punto di partenza privilegiato per tutte le escursioni che si svolgono in questo settore delle Alpi Giulie. Il rifugio sorge sull'altopiano del Montasio in posizione assai panoramica su un isolato sperone erboso ed è una meta assai frequentata non solo dagli escursionisti ma anche dai numerosi turisti che frequentano gli alpeggi nel periodo estivo. Tra tutte le escursioni che si possono intraprendere dal rifugio, la salita alla Cima di Terrarossa è senz’altro una delle più frequentate grazie alla comodità dell’accesso che avviene tramite una larga mulattiera. Nonostante il dislivello, non proprio turistico, si possono così incontrare durante la salita numerose persone attirate anche dalla possibilità di vedere da vicino gli stambecchi e di ammirare uno splendido panorama dalla minuscola vetta.
Alle spalle del rifugio si lascia a destra il segnavia CAI n.623 per Sella Nevea e si prende il sentiero di sinistra (cartello in legno con sbiadita indicazione per Jof di Montasio); dopo poche decine di metri, nei pressi di un masso senza alcuna indicazione, si stacca a destra un marcato sentiero che possiamo imboccare direttamente. In alternativa è possibile proseguire diritti e poi piegare a destra al successivo bivio con le indicazioni per il sentiero Leva. In ogni caso, dopo essersi innalzati per dossi erbosi, i due sentieri si ricollegano nei pressi della base del canalone che scende dalla forca de lis Sieris. Tra le ultime conifere si prende a risalire verso sinistra il pendio erboso misto ad affioramenti rocciosi seguendo la vecchia mulattiera di guerra molto ben conservata presso la quale si aprono numerose tane di marmotta. In questi ambienti, nelle soleggiate giornate tardo estive, si potranno notare diverse farfalle dal colore particolarmente scuro: si tratta delle erebie, tipiche abitatrici dei pascoli alpini e dei pendii pietrosi, e dell' argo bronzato. Si risale ad ampie svolte con pendenza omogenea, rasentando inizialmente alcune banconate rocciose dalla caratteristica stratificazione orizzontale, sulle quali si abbarbica il mugo. Con una lunghissima serie di tornanti la mulattiera prende quota spostandosi progressivamente verso sinistra. Più in alto, intorno ai 2100 metri di quota, si cominciano ad attraversare zone più aspre dove gli ultimi fazzoletti erbosi lasciano progressivamente il posto alle rocce sbrecciate. Dopo essersi accostati al canalone che scende dalla forca del Palone, si perviene ad un bivio segnalato: qui si lascia a destra la deviazione per la forca de lis Sieris ed il sentiero alpinistico Ceria Merlone e si prosegue invece verso sinistra. Su questi pendii è assai probabile l’incontro con lo stambecco, una specie reintrodotta che ha costituito nel tempo una colonia tra le più importanti e vitali dell’arco alpino orientale. Poco timorosi della presenza umana, li si può osservare anche da vicino, avendo come unica accortezza quella di fare attenzione ai sassi che gli animali smuovono durante i loro spostamenti. Superata anche la deviazione a sinistra per il sentiero Leva ci ritroviamo in vista della forca di Terrarossa affacciata sul canalone della Huda Paliza che sprofonda per circa 800 metri verso la Spragna. Da questo aereo e stretto intaglio la visuale si apre improvvisamente verso le Cime Castrein e lo Jof Fuart. Sulla destra della forcella alcuni vecchi camminamenti di guerra portano sulla cresta orientale verso le Cime Gambon. Il nostro sentiero prosegue invece in diagonale a sinistra dove, dopo pochi metri, si apre una caverna di guerra. Ci troviamo ora oltre il limite dei verdi ed il candore di questo mondo di roccia frantumata è interrotto solo dai pulvini della potentilla rosea e delle sassifraghe. Con alcune ultime svolte su terreno sempre più ghiaioso si raggiunge in breve la piccola vetta della Cima di Terrarossa (m 2420), abitata da qualche campanula dei ghiaioni. Facendo attenzione al precipite versante che si apre davanti a noi, possiamo cercare un comodo posto a sedere: ci troviamo nella prima fila di uno ampio panorama, gentilmente offerto da tutte le vette delle Giulie Italiane. Per la discesa si utilizzerà il medesimo itinerario della salita.

Comentarios

    Si quieres, puedes o esta ruta